2004-2007 La vicenda giudiziaria

Le proteste, il protocollo d’intesa e la vicenda giudiziaria

La realizzazione del progetto ha causato sorpresa e indignazione,  tra la popolazione tiburtina, e nel mondo della cultura. La protesta, organizzata da Italia Nostra, Soc. Tiburtina di Storia e d’Arte e dal WWF, ha in breve tempo raccolto in città 2000 firme di sostegno, soprattutto in occasione di un convegno sul problema tenuto a Tivoli nell’ Ottobre 2004, con una grande partecipazione. Si sono interessati alla questione la Presidenza della Repubblica, la Soprintendenza Regionale, e il MBAC, nella persona del sottosegretario Nicola Bono.

Il 27/9/2005 si è giunti alla firma di un protocollo d’intesa per il recupero dell’area, che prevedeva una serie di interventi. A tutt’oggi ben poco di quanto previsto è stato fatto, mentre l’area versa in uno stato di degrado sempre peggiore.

Italia Nostra e il WWF hanno presentato nello stesso anno 2004,  esposto all Tribunale di Tivoli, basato sul fatto che le opere non avevano il Nulla Osta della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Lazio, e sul rischio, documentato da articoli scientifici, per la stabilità dei monumenti. La sentenza di archiviazione, firmata dalla Dott.ssa Tamburelli, presenta essenzialmente i seguenti argomenti.  Le opere, si dice “costituiscono esercizio di discrezionalità amministrativa… e non è dato all’Autorità Giudiziaria sostituirsi a quella amministrativa in tali scelte discrezionali, anche quando siano in questione valori protetti dalla Costituzione, quali la tutela del territorio e del patrimonio storico-artistico.” Più in là si afferma, richiamandosi al “protocollo d’intesa”,  che la mancata autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Ambientali non sarebbe sanzionabile, in quanto “le opere non sono ancora completate e la complessiva sistemazione delle stesse è ancora oggetto di esame conclusivo.”

Le associazioni che hanno dato vita al “Comitato per il recupero di P. Lucano” ritengono che, partendo dal protocollo d’intesa, vada approntato un programma di interventi che permetta la fruizione dell’area monumentale, una delle più importanti della Campagna Romana. Il primo punto dovrebbe essere uno studio complessivo della situazione dell’asta del fiume, che permetta un intervento su un’area più vasta, come suggerito dal primo parere dei Comitati di Settore del Ministero.

Il fatto che i progetti siano stati senza un simile studio,  è purtroppo dovuto alla volontà di coprire i gravissimi abusi che avvengono sul fiume, in presenza dei quali nessuna gestione razionale è possibile. Recentemente, tra l’altro, la costruzione del canale dei Pastini che collega le cave di travertino in comune di Guidonia al fosso delle Prata, che sbocca nell’Aniene poco a monte di Ponte Lucano, aggiunge al fiume un apporto di circa 2000 l/sec, con un residuo secco derivante da scarico di materiale molto al disopra dei limiti di legge. Sulla vicenda è in preparazione un esposto alla magistratura.

 

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