1986-1992 La prima fase

Il primo progetto viene redatto nel 1986, da parte dell’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Tevere e l’Agro Romano (oggi ARDIS, Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo) in due varianti.
La prima prevede un muro (argine) di m 1,80 tra il fiume e il mausoleo, e un’area golenale sulla destra orografica. La seconda (più costosa) prevede di spostare l’alveo verso la destra orografica, allontanando l’argine (il muro) verso il piazzale e alzarlo a m 2,50 inserendo strutture degradanti per attutire l’impatto.

La Soprintendenza Archeologica per il Lazio, con lettera del Soprintendente Sig.ra Rinaldi Veloccia del 25/11/86, respinge entrambe le varianti. La prima perchè chiude il ponte separandolo dal mausoleo, e la seconda perchè richiede scavi profondi sulla riva destra che possono danneggiare le strutture antiche sepolte.
Ne suggerisce una terza, discussa in via preliminare, che prevede un diversivo del fiume, con condotta sotterranea che sottrae parte delle acque transitanti sotto il ponte.

Il Genio Civile, con lettera del 7/1/87, respinge l’ipotesi del diversivo come “praticamente irrealizzabile”, e raccomanda la prima variante, che, mantenendo l’alveo attuale, presenterebbe minori costi. Interviene il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali (MBAC), a cui la Soprintendenza Archeologica trasmette i progetti.

I comitati di settore per i Beni Archeologici e per i Beni Ambientali e Architettonici riuniti in seduta congiunta esaminano i progetti. Il risultato è comunicato in una nota del Luglio 1987 dal Direttore Generale del MBAC alla Soprintendenza Archeologica, nella quale, oltre a prescrivere il dragaggio del fiume, si afferma che nessuna delle due varianti del progetto può essere accolta perchè “alterano pesantemente la configurazione storica dell’ambiente e condannano Ponte Lucano alla perdita di significato”. Prescrive che dovranno essere proposte altre soluzioni basate su “uno studio del fiume [...] con il necessario ampliamento dell’area di intervento”. Tali elaborazioni, continua la nota, “dovranno affrontare i problemi creati dagli scarichi industriali nonchè dai depuratori installati senza alcun rispetto del regime del fiume.” Si chiede infine che le aree golenali siano ripristinate e liberate dagli edifici abusivi.

Un nuovo progetto, articolato in due parti, è inviato dal Genio Civile alla Soprintendenza Archeologica:
la prima riguarda il dragaggio e la risagomatura delle sponde con gabbioni,
la seconda prevede la costruzione di argini e di un’area golenale sulla destra del fiume, riproponendo sostanzialmente la prima variante del precedente. Dello studio sull’asta del fiume prescritto dal Ministero non c’è traccia.
La Soprintendente Veloccia Rinaldi, in una lettera dell’ 8/9/87, approva la prima parte, ma respinge la seconda con insolita durezza, anche valendosi del parere della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Lazio, ed appellandosi al parere dei comitati di settore. Parla di sito “celeberrimo”, “interessato da importantissime presenze di interesse storico-artistico”, e afferma che l’intervento sarebbe “stravolgente, che richiuderebbe il ponte ed il mausoleo in un recinto alto 2 metri”.
Respinge anche la proposta area golenale, perchè porterebbe al ritrovamento delle strutture antiche sepolte, “con tutti i conseguenti problemi di rallentamento dei lavori”. La nota si conclude con una tirata contro l’abusivismo nell’area golenale, invitando il comune a intervenire.

Un nuovo progetto viene inviato dal Genio Civile alle Soprintendenze in data 18/1/1989, che differisce dal precedente solo per l’arretramento della posizione del muro che costituisce l’argine verso il piazzale, lasciando un maggiore spazio tra il muro e il mausoleo.
Il progetto ha un’autorizzazione dell’assessorato regionale all’urbanistica per la prima parte (dragaggio e risagomatura delle sponde) e un parere positivo, per quanto compete, per la seconda (costruzione argini).
Il progetto viene trasmesso dalla Soprintendenza Archeologica al MBAC, con nota del 25/1/89. La nota dà sorprendentemente una valutazione parzialmente positiva anche per la seconda parte: si considera “decisamente preferibile” la soluzione di arretrare la barriera verso la strada. I comitati di settore del MBAC, riuniti in seduta congiunta, danno però una valutazione negativa del nuovo progetto.
In una nota del direttore generale del MBAC del 4/4/1990 si ribadisce che il progetto “non costituisce una salvaguardia dell’area archeologica monumentale”, soprattutto perchè i monumenti verrebbero investiti dalle onde di piena. Si insiste su un progetto globale sul tratto di corso del fiume.

Nel 1989 vengono effettuati, a cura della Provincia, lavori di consolidamento del ponte romano e la ricostruzione dei parapetti.

 

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